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RESEARCH & BRIEFINGS

Cambiamenti climatici e immigrazione i rischi più temuti

Global Risks 2016 – Undicesima edizione

 


Il fallimento delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici e i flussi migratori sono i rischi più temuti secondo il Global Risks 2016, il report annuale realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con alcuni partner strategici tra cui Marsh & McLennan Companies, che offre una prospettiva dei rischi a più alto impatto e più probabili nei prossimi 10 anni.

Giunto alla sua 11^ edizione, il Global Risks 2016 segna una forte differenza rispetto al passato, perché per la prima volta il report viene diffuso in un momento storico in cui è ormai inequivocabile il tributo pagato ai rischi, indipendentemente dalla loro matrice economica, politica, sociale, ambientale ecc.: il riscaldamento climatico rischia di arrivare al record di 1 °C al di sopra della temperatura media annuale del periodo preindustriale; inoltre, stando ai dati dell’UNHCR, il numero di persone costrette a fuggire dai loro paesi ha raggiunto nel 2014 i 59,5 milioni, quasi il 50% in più rispetto al 1940.

Secondo i 750 esperti che hanno valutato 29 diversi rischi globali, nel 2016 il fallimento delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici ha conquistato il primo posto fra i rischi a più alto impatto seguito da armi di distruzione massa (2° in classifica), crisi idriche (3° in classifica), migrazione involontaria su larga scala (4° in classifica) e le forti variazioni del prezzo dell'energia – in aumento e in discesa - (5° in classifica).

Il rischio in cima alla classifica fra quelli più probabili è quello rappresentato dai flussi migratori su larga scala, seguito dai rischi connessi a eventi meteorologici estremi (2° posto),dal fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici (3° posto), dai conflitti tra stati con conseguenze regionali – che scende dalla prima alla quarta posizione - , e infine le grandi catastrofi naturali (5° posto).

Fra gli altri aspetti di rilievo:

  • disoccupazione e sottoccupazione costituiscono il rischio più preoccupante per le imprese in oltre il 25% dei 140 paesi, soprattutto nelle economie emergenti dove è strettamente connesso all’instabilità sociale
  • il crescente debito pubblico sta mettendo a rischio le capacità degli stati di assorbire le conseguenze dei rischi
  • gli attacchi informatici sono in cima alla lista dei rischi in ben otto paesi tra i quali Stati Uniti, Giappone, Germania, Svizzera e Singapore
  • i mercati emergenti stanno vivendo una fase di stallo, trascinati dal rallentamento della domanda in Cina
  • la crisi in Medio Oriente si è aggravata e ha travalicato i confini assumendo i contorni sempre più definiti del terrorismo
  • se tecnologia e digitalizzazione stanno portando alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale in termini di sviluppo e opportunità, le implicazioni dell’intelligenza artificiale (cambiamenti in termini di lavorativi, disuguaglianza e crescente cyber-dipendenza) non sono ancora state pienamente quantificate.

Oltre a misurare la probabilità e il potenziale impatto dei rischi globali, il Global Risks Report 2016 esamina anche le loro interconnessioni reciproche. Secondo gli esperti, vi è un piccolo numero di rischi chiave che esercitano una grande influenza sugli altri e, in cima alla classifica 2016, si attestano due rischi strettamente interconnessi – la profonda instabilità sociale e la disoccupazione strutturale o sottoccupazione – che da soli rappresentano il 5% di tutte le interconnessioni.

È il secondo anno che il Global Risks Report offre anche la prospettiva degli imprenditori sui principali rischi a livello nazionale e spiega come le aziende possono incidere sulle scelte dei governi.