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Cinque tematiche sulla supply chain e il commercio globale da monitorare nel 2026

Il 2025 ha messo in luce il potenziale trasformativo delle dinamiche commerciali, i cui paradigmi sono stati messi in questione a livello sia nazionale che globale.
Il 2026 per le aziende potrebbe essere un altro anno di cambiamenti imprevisti e situazioni complicate. Considerare le possibili evoluzioni e mantenere strategie flessibili potrà permettere di affrontare le preoccupazioni a breve termine e gestire i cambiamenti di lungo periodo relativi al commercio globale e alle supply chain.

Il 2025 ha messo in luce il potenziale trasformativo delle dinamiche commerciali, i cui paradigmi sono stati messi in questione a livello sia nazionale che globale. Oltre alla guerra dei dazi (che hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi cento anni) e alle conseguenze di accordi quadro e intese commerciali ancora temporanei, incompleti o contestati, nel 2025 le imprese hanno dovuto affrontare difficoltà legate a nuove normative, inondazioni e altri disastri naturali, vecchi e nuovi conflitti in molte parti del mondo.

Tuttavia, l'anno ha anche evidenziato che, per quanto siano spesso estremamente complesse, le catene di approvvigionamento sono generalmente resilienti, anche quando una combinazione di eventi le spinge al limite.

Abbiamo individuato cinque tematiche che le aziende devono saper analizzare se vogliono sviluppare strategie commerciali e di gestione della supply chain più reattive e resilienti nel 2026.

1. Prepararsi alle prossime decisioni normative e di politica commerciale

La decisione attesa della Corte Suprema degli Stati Uniti sulla legittimità dell’utilizzo da parte del governo dell'International Economic Emergency Powers Act (IEEPA) per l'introduzione di dazi generalizzati potrebbe creare un nuovo periodo di incertezza per le imprese nel 2026.

Se la Corte dichiarerà illegittima l’adozione dei dazi in base a questa legge, molte delle misure daziarie bilaterali negoziate nel 2025 potranno essere immediatamente invalidate e potrebbe aprirsi la strada ai rimborsi sulle tariffe riscosse.

Qualora, come sembra, il governo degli Stati Uniti dovesse ricorrere a norme alternative per ottenere meccanismi tariffari simili, la transizione darebbe quasi certamente adito a un altro periodo di incertezza normativa e tariffaria. I diversi quadri normativi comportano requisiti procedurali e ambiti di applicazione distinti, il che significa che le aziende dovrebbero prepararsi a potenziali modifiche normative che richiederebbero nuove strategie di adattamento, anche se l'aliquota nominale rimanesse più o meno la stessa.

Oltre a questo, il 2026 si apre per gli Stati Uniti con una serie di indagini in corso sulle misure restrittive di sicurezza nazionale ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act. Le aziende dei settori interessati dovrebbero prevedere un aumento potenziale dei costi al concludersi delle indagini. Un altro ambito da monitorare è quello delle cosiddette liste dei derivati, che estendono i dazi ai prodotti contenenti input già soggetti a dazi e che potrebbero espandersi nel corso del 2026, anche laddove gli accordi commerciali di base sembrano essere stati definiti.

Anche alcune misure normative che riguardano le catene di approvvigionamento potrebbero essere modificate o rimandate al 2026. La Commissione europea subisce le pressioni degli esportatori e delle industrie nazionali che chiedono di modificare o posticipare sia il CBAM (il Meccanismo di compensazione delle emissioni di carbonio alle frontiere) sia il Regolamento sulla deforestazione. Anche questi sviluppi devono seguiti attentamente, poiché eventuali cambiamenti potrebbero incidere sui tempi e i costi della compliance normativa.2. Expect previously settled trade agreements and milestones will be under scrutiny

2. Gli accordi e le intese commerciali già in vigore potrebbero essere rimessi in discussione

Molti accordi commerciali bilaterali siglati nel 2025 contengono impegni specifici come obiettivi di investimento, requisiti per l’approvvigionamento dei prodotti energetici statunitensi e altri obblighi quantificabili. Nel 2026, il governo degli Stati Uniti inizierà a valutare il rispetto degli eventuali obiettivi fissati. I paesi che risultassero inadempienti agli impegni presi rischiano di subire importanti conseguenze, con potenziali interruzioni delle catene di approvvigionamento per le aziende che operano o si approvvigionano nei mercati interessati.

La posta in gioco è particolarmente alta nel caso della prevista revisione trilaterale dell'accordo commerciale USA-Messico-Canada (USMCA). Poiché Canada e Messico rappresentano i due maggiori partner commerciali degli Stati Uniti e le relazioni bilaterali restano instabili, le aziende dovrebbero monitorare attentamente il processo politico e difendere i propri interessi anziché adottare un atteggiamento attendista.

3. Rivalutare le scelte strategiche che regolano le supply chain

Nel 2026 i governi dovranno probabilmente non solo adottare decisioni politiche specifiche, ma anche scelte strategiche fondamentali a livello commerciale per rispondere agli squilibri strutturali.

In un contesto in cui il maggiore importatore mondiale, gli Stati Uniti, mantiene dazi elevati e il principale esportatore mondiale, la Cina, continua ad aumentare i volumi di esportazione, i governi del resto del mondo sono costretti a scegliere tra tre grandi approcci:

  1. Mantenere l’apertura dei mercati e accettare le potenziali difficoltà delle industrie nazionali a causa dell’afflusso di merci a basso costo dirottate da altri mercati.
  2. Implementare tutele mirate per i settori di rilevanza economica o politica o di sicurezza nazionale.
  3. Aumentare l'integrazione all'interno dei rispettivi blocchi economici regionali per rafforzare i legami interni, con la formazione di barriere esterne.

Capire quale traiettoria seguiranno i principali paesi sarà fondamentale per elaborare strategie di gestione delle supply chain che tengano conto delle dinamiche geopolitiche. Le aziende dovrebbero anche individuare le potenziali opportunità racchiuse nelle intese che prevedono una maggiore integrazione commerciale, come l'accordo di libero scambio continentale africano, l'accordo Mercosur-UE, nuovi partenariati come quello tra Canada e Indonesia o gli accordi di libero scambio che il Sudafrica ricerca con l’Indonesia, il Vietnam e la Malesia, per entrare in nuovi mercati o approfondire relazioni nascenti in una fase in cui i canali tradizionali sono in difficoltà.

Un'altra politica che presenta potenziali implicazioni commerciali è l’Halting International Relocation of Employment (HIRE) Act, una proposta di legge che prevederebbe una tassa alle imprese statunitensi che esternalizzano manodopera e servizi all’estero, rendendoli quindi più costosi. Anche se il disegno di legge è attualmente in stallo al Congresso, le imprese dovrebbero valutare attentamente le potenziali conseguenze sui margini e le attività aziendali, soprattutto se una legge similare dovesse ottenere un sostegno più deciso da parte del Congresso nel corso dell'anno.

4. Elaborare piani per affrontare vecchi e nuovi conflitti

L’evoluzione dei conflitti rimane imprevedibile. Nel 2025 abbiamo assistito a escalation improvvise come il confronto subito risoltosi tra India e Pakistan dopo un attacco terroristico in Kashmir e la disputa di confine tra Cambogia e Thailandia scatenata da schermaglie militari impreviste. Nel frattempo, sono proseguiti gli annosi conflitti in Sudan, Ucraina e Medio Oriente. Infine, mentre alcune dispute potrebbero trovare una soluzione nel 2026, altre potrebbero intensificarsi e potrebbero emergere nuovi focolai di crisi.

I team di gestione dei rischi non possono prevedere ogni conflitto. Tuttavia, possono valutare le vulnerabilità cercando di individuare le principali esposizioni o concentrazioni di rischio nella catena di approvvigionamento dell'azienda, per poi elaborare scenari su come potrebbero evolvere i conflitti in queste aree, per quanto remota possa sembrarne oggi la probabilità. Questo processo può trasformare potenziali sorprese in contingenze più gestibili.

5. Adattare le strategie di gestione del rischio della supply chain

Gestire efficacemente le problematiche della supply chain per il 2026 presuppone una ridefinizione dei modelli tradizionali.

Da alcuni anni le norme che da decenni disciplinavano il contesto normativo, i finanziamenti, gli scambi commerciali e le alleanze economiche sono sempre più oggetto di dibattito e revisione. Ciò significa che le aziende devono sostenere con fermezza le strutture, le regole e le norme che supportano le loro attività, altrimenti rischiano di vederle minate, sostituite o indebolite da altri interessi.

La gestione efficace dei rischi che possono minacciare le catene di fornitura nel 2026 richiede una visione sia a breve che a lungo termine. La visione a breve termine è necessaria perché i rischi ambientali, di disastro naturale, derivanti da conflitti e interventi politici richiedono una capacità di risposta rapida. Allo stesso tempo, comprendere i cambiamenti geopolitici più ampi è importante per ripensare le catene di approvvigionamento e adattarle alle future evoluzioni del panorama economico, finanziario e politico internazionale.

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