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Guida

Resilienza climatica: una guida alla resilienza e all'adattamento

La resilienza climatica è la capacità di anticipare, prepararsi e adattarsi ai rischi climatici mantenendo la stabilità a lungo termine. Scopri come costruire la resilienza.

Cos'è la resilienza climatica?

La resilienza climatica si riferisce alla capacità dei sistemi, vale a dire comunità, infrastrutture, ecosistemi ed economie, di anticipare, assorbire, adattarsi e ristabilirsi dagli impatti dei rischi legati al clima. I team di risk management considerano la resilienza climatica non come un intervento una tantum, bensì come una strategia continua per limitare l'esposizione, migliorare la capacità di adattamento e diminuire la probabilità che un evento abbia conseguenze catastrofiche.

Negli ultimi decenni il concetto di resilienza climatica si è evoluto in maniera significativa. Le prime politiche climatiche degli anni '90 tendevano a concentrarsi sulla mitigazione, ossia la riduzione delle emissioni di gas serra per rallentare il riscaldamento globale. Tuttavia, con il progredire delle scoperte scientifiche e vista l'innegabilità degli impatti fisici del riscaldamento climatico, il tema dell'adattamento climatico è entrato a pieno titolo nel dibattito. Le valutazioni dell'IPCC (Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico) sono state un punto di riferimento negli anni 2000 e 2010, formalizzando il linguaggio della resilienza e riconoscendo che anche gli scenari ottimistici sulle emissioni incorporano già un certo livello di cambiamento climatico. La domanda è passata da "possiamo prevenirlo?" a "come ci prepariamo?". 

Per chi si occupa di gestione del rischio, questo cambiamento di prospettiva è determinante. La resilienza climatica è ora un tema centrale non solo per il risk management aziendale ma anche nei quadri normativi e nella pianificazione strategica a lungo termine.

Perché la resilienza climatica è importante?

Le conseguenze finanziarie e operative dell'immobilità climatica non sono più teoriche Gli eventi meteorologici estremi — aggravati dal riscaldamento globale, sono sempre più frequenti e intensi.  Inondazioni, incendi boschivi, ondate di calore e tempeste interrompono le catene di fornitura, danneggiano infrastrutture critiche, causano sfollamenti di massa e generano danni ingenti, non sempre assicurati.

Dal punto di vista della gestione dei rischi, l'esposizione è significativa: i rischi fisici, siano essi acuti (eventi estremi singoli) o cronici (variazioni a lungo termine della temperatura, precipitazioni e livello dei mari), impattano negativamente sul valore degli asset e la continuità operativa.

Costruire la resilienza climatica non è solo un imperativo ambientale, è anche un tema finanziario. Le aziende e i governi che investono proattivamente nella resilienza tendono a sostenere costi inferiori di disaster recovery, riescono a creare un clima di maggiore fiducia con gli stakeholder e conseguono risultati più sostenibili a lungo termine. Chi rimane immobile rischia di affrontare un’esposizione crescente ai rischi e avere sempre meno opzioni a disposizione.

Come costruire la resilienza climatica

Per costruire la resilienza climatica occorre adottare un duplice approccio: azioni di mitigazione, per affrontare le cause profonde del cambiamento climatico, e misure di adattamento climatico, per gestire le inevitabili conseguenze. Una pianificazione efficace della resilienza integra entrambi questi aspetti.

Per impostare una strategia di resilienza occorre innanzitutto comprendere quali sono i fattori di esposizione. È pertanto necessario condurre  valutazioni del rischio climatico su orizzonti temporali a breve, medio e lungo termine, mappando i rischi fisici relativi ad asset, operazioni, persone e catene di fornitura.

Le infrastrutture costruite secondo gli standard climatici del passato si rivelano ormai inadeguate. Le aziende e i comuni resilienti hanno iniziato ad  adeguare gli asset esistenti e progettarnedi nuovi per prepararsi alle condizioni previste in termini di temperature più elevate, aumento delle precipitazioni ed eventi estremi più frequenti. Gli interventi sono molteplici: protezione delle infrastrutture critiche dalle alluvioni, modernizzazione dei sistemi di drenaggio, integrazione di infrastrutture green come il verde urbano diffuso o superfici permeabili per gestire in modo naturale calore e acqua.

L'acqua è una delle risorse più sensibili al clima. La pianificazione della resilienza deve tenere conto sia dell'eccesso di acqua (alluvioni) sia della sua scarsità (siccità). Le strategie integrate di water management (riciclo dell'acqua, reintegro delle falde acquifere, sistemi di allerta precoce e riduzione della domanda) sono sempre più centrali nei piani di adattamento climatico delle aziende e dei governi.

Quando gli interventi di adattamento climatico sono programmati da comunità, comuni e stakeholder regionali che gestiscono la pianificazione della resilienza, l'adozione risulta più estesa e i risultati ottenuti sembrano più adeguati al contesto. Per i team di risk management che operano in diverse aree geografiche, è essenziale comprendere la capacità di adattamento locale per poter effettuare una valutazione accurata dell'esposizione.

Costruire la resilienza richiede capitale. A livello globale, gli  i investimenti sull'adattamento  climatico rimangono di gran lunga insufficienti rispetto al fabbisogno, in particolare nelle aree vulnerabili. Per chi si occupa di risk management è utile essere a conoscenza dei numerosi strumenti disponibili per ottenere investimenti: green bond, resilience bond, fondi sovrani per il clima, meccanismi di finanziamento misto. Inoltre le aziende devono anche valutare come l'allocazione interna del capitale riflette il rischio climatico e se i rendimenti corretti per il rischio tengono conto delle esposizioni fisiche.

I cinque pilastri della resilienza climatica

Anche se i modelli di intervento possono variare, la resilienza climatica di un’azienda tende generalmente ad articolarsi sui seguenti pilastri:

  1. Consapevolezza: comprendere i rischi climatici attraverso dati, risultati scientifici, modellazione di scenari.
  2. Preparazione: elaborare piani di intervento, protocolli di continuità operativa, contingency plan relativi alla supply chain e sistemi di early warning.
  3. Assorbimento: potenziare sistemi e risorse per renderli più resistenti agli shock ed evitare conseguenze catastrofiche.
  4. Adattamento: effettuare interventi pianificati di adeguamento di sistemi, operazioni, infrastrutture e strategie in base al mutare delle condizioni.
  5. Trasformazione: se i cambiamenti graduali non sono sufficienti, occorre intervenire sui business model, i portafogli di asset o la supply chain per ristrutturali e allinearli al contesto climatico a lungo termine.

Il framework di adattamento climatico di Marsh fornisce un approccio olistico alla gestione dei rischi fisici che integra la progettazione degli asset, la business continuity e i rischi interconnessi a livello di sistema. Attraverso il framework le aziende possono individuare le vulnerabilità, implementare misure di resilienza (per esempio piani di difesa contro le alluvioni o la gestione dello stress termico) e ottenere finanziamenti per iniziative climate-resilient al fine di promuovere la sostenibilità a lungo termine.

Vantaggi, sfide e prospettive

I vantaggi dell'investimento in resilienza climatica sono ben documentati: riduzione dei costi di disaster recovery, maggiore continuità operativa, miglioramento del posizionamento normativo, accesso più esteso ai mercati dei capitali, sempre più attenti alla performance in materia di sostenibilità. Le comunità e le organizzazioni dotate di un piano di resilienza solido tendono a ristabilirsi più rapidamente e in modo più equo dopo un evento climatico.

Le sfide sono altrettanto reali. Costruire la resilienza richiede una pianificazione a lungo termine in ambienti che spesso pongono l’accento sui rendimenti a breve termine. Le lacune nei dati e l'incertezza dei modelli climatici possono complicare la quantificazione accurata del rischio, impedendo un’approfondita e corretta valutazione dell’esposizione. Anche se i costi dell'adattamento climatico sono generalmente inferiori rispetto a quelli che scaturiscono dall’immobilismo, possono comunque rappresentare un ostacolo per le aziende più piccole e le aree a basso reddito

Secondo il Climate adaptation report di Marsh, il 78% delle aziende ha subito impatti legati al clima come alluvioni, stress termico e idrico e il 74% ha riscontrato perdite o interruzioni dell’attività. Nonostante ciò, solo il 38% effettua un risk assessment dettagliato del rischio climatico e il 22% non effettua alcuna valutazione degli impatti climatici futuri. Questa lacuna in termini di preparazione rende molte aziende vulnerabili e costrette a fare affidamento su misure reattive anziché proattive di gestione del rischio.

Per i team di risk management, il percorso da seguire è chiaro: la resilienza climatica non deve più essere un corollario ma deve diventare una disciplina centrale. I rischi sono reali, gli strumenti esistono e le opportunità per attivare una pianificazione proattiva sono sempre più scarse.

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